Ma cos’è e come funziona la blockchain? È un database distribuito che sfrutta la tecnologia peer-to-peer e chiunque può prelevarlo dal web, diventando così un nodo della rete. In altre parole è il libro contabile in cui sono registrate tutte le transazioni fatte in Bitcoin dal 2009 ad oggi, transazioni rese possibili dall’approvazione del 50%+1 dei nodi. Un sistema di verifica aperto che non ha bisogno del benestare delle banche per effettuare una transazione.
Estrapolata dal suo contesto può essere utilizzata in tutti gli ambiti in cui è necessaria una relazione tra più persone o gruppi. Può garantire il corretto scambio di titoli e azioni, può sostituire un atto notarile e può garantire la bontà delle votazioni, ridisegnando il concetto di seggio elettorale, proprio perché ogni transazione viene sorvegliata da una rete di nodi che ne garantiscono la correttezza e ne possono mantenere l’anonimato.
Le pubblicazioni accademiche sulla blockchain sono passate dalle 71 del 2013 a 267 l’anno successivo
L’ambito finanziario è in generale quello più attivo sul tema blockchain, ma non l’unico. Sulla questione dell’identità digitale ci sono sperimentazioni interessanti, come quella di Bitnation, che mira a riconoscere un’identità e dei diritti ai rifugiati a livello transnazionale, fornendo loro atti di proprietà basati sulla tecnologia blockchain. E proprio in tema di diritti e passaggio di proprietà le applicazioni sono numerose e potenzialmente rivoluzionarie; così come in ambito smart city e Internet of Things, dove la blockchain è molto preziosa per certificare l’attendibilità delle informazioni trasmesse da oggetti e sensori.
La vera democratizzazione della rete grazie alla quale si può fare a meno di enti certificatori molto spesso al servizio di pochi.
In questo modo si può certificare la provenienza certa di un prodotto che mangiamo, di un farmaco, di un passaggio di proprietà.
tutto questo abbattendo i costi a cui i governi ci hanno abituato.
