C’è una rottura nella storia della famiglia, dove le età si accumulano e si sovrappongono, dove l’ordine naturale non ha senso:

È quando il figlio diventa il padre del Padre.

È quando il padre diventa grande e comincia a correre come se fosse dentro la nebbia. Lento, lento, vago.
È quando il padre che ti ha preso con forza la mano quando eri piccolo non vuole piu’ stare da solo.
È quando il padre, una volta fermo e insuperabile, si indebolisce e prende fiato due volte prima di alzarsi dal suo posto.
È quando il padre, che in un altro tempo aveva ordinato e ordinato, poi sospira, geme, fa fatica a mettersi i vestiti e non ricorda le sue medicine.

E noi, come figli, non faremo altro che accettare che siamo responsabili di quella vita.
Quella vita che ci ha generato dipende dalla nostra vita per morire in pace.

Ogni figlio è il padre della morte di suo padre.

Forse la vecchiaia del Padre e della Madre è stranamente l’ultima gravidanza.
Il nostro ultimo insegnamento.
Un’occasione per restituire le cure e l’amore che ci hanno dato per decenni.

Saremo estranei in casa nostra.
Osserveremo ogni dettaglio con paura e ignoranza, con dubbio e preoccupazione. Saremo architetti, designer, ingegneri frustrati.
Come non avevamo previsto che i nostri genitori si ammalassero e avrebbero avuto bisogno di noi?
Ci pentiremo dei divani, delle statue e delle scale a chiocciola.
Rimpiangeremo tutti gli ostacoli ed il tappeto.

Felice il figlio che è il padre di suo padre prima della sua morte.

Riunisci le forze e prendi per la prima volta tuo padre in grembo.
Metti la faccia di tuo padre contro il tuo petto.
Rimani così per un bel tempo, il tempo equivalente alla tua infanzia, il tempo equivalente alla tua adolescenza, un bel tempo, un tempo infinito.

Culla tuo padre da un lato e dall’altro.
Accarezza tuo padre.
Calma tuo padre.
E dici a voce bassa ” sono qui” perché arriverà il momento in cui ti mancherà più di ogni altra cosa!

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