Negli ultimi giorni è tornata alla ribalta l’ex Ilva.
Si tratta, per chi non avesse seguito l’argomento, dell’acciaieria più grande d’Europa.
A seguito di vicende giudiziarie, l’ex Ilva era stata aggiudicata al colosso franco indiano Arcelor Mittal leader mondiale nel settore dell’acciaio
Sarebbe una storia lunga descrivere i dettagli che hanno portato i Riva fuori dall’Ilva ma una riflessione sulla situazione Ilva può servire a capire e comprendere in quale situazione di leadership si trova l’Italia da ormai oltre venti anni.
Abbiamo assistito ad una decadenza sempre più marcata dei famosi quadri dirigenti.
Si è passato da personaggi illustri e di cultura, pur con mille difetti, a personaggetti privi di cultura, privi di qualsiasi fondamento basilare per poter affrontare sfide epocali come quelle richieste a chi si candida a governare una nazione come l’Italia.
Sembra siano capaci di trovare soluzioni a qualunque problema, sempre pronti a giudicare chi governa in quel momento o chi ha governato prima ma poi, quando tocca a loro, dimostrano di fallire con la stessa bravura e velocità con cui sembravano trovare soluzioni a tutto.
Abbiamo assitito negli ultimi anni a tribuni che, probabilmente pensando di essere al bar, scalavano il potere propinando idee e soluzioni ridicole, approssimative.
In molti casi le soluzioni non avevano alcun fondamento reale ma sicuramente, trattando gli argomenti allo stesso modo di quando si chiacchiera di calcio, hanno fatto presa sul popolo che anzichè sviluppare una coscienza ed un giudizio critico, avalla le cose più impensabili.
Il caso Ilva è l’esempio più lampante.
Taranto, con la sua acciaieria, è da anni al centro di due movimenti.
Uno che si preoccupa dei posti di lavoro e vuole che lo stabilimento continui a produrre ad ogni costo.
L’altro, invece, vuole che lo stabilimento chiuda a causa dei tanti morti provocati negli anni dalle sostanza inquinanti disperse nell’aria.
In un paese evoluto e moderno, IL problema TARANTO avrebbe potuto essere un cantiere di lavoro per sviluppare idee, proporre un innovazione sostenibile, magari proporre una produzione dimezzata e in contemporanea una riconversione per il territorio e i dipendenti in esubero.
Si sarebbero potute sperimentare le nuove tecnologie che contribuiscono ad abbattere enormemente l’inquinamento.
Si sarebbe potuto pensare ad una politica industriale nel settore.
Un politica industriale ad ampio raggio e magari per i prossimi 10 anni.
Viviamo in un mondo in cui ci sono paesi che cavalcano verso il futuro, come la Cina, la Russia, alcuni paesi del golfo che già si preparano al dopo petrolio.
Poi ci sono paesi, come l’Italia, che invece cammina lentamente verso il futuro, e lo fa, grazie a chi ha l’onere di governare, senza neanche sapere da che parte vuole camminare.
In queste condizioni, come è chiaro intuire, si diventa preda di multinazionali e soggetti finanziari forti e che possono attrarci in trappole proponendo cose magari irrealizzabili ma che i nostri politici non riescono a comprendere.
Sicuramente, come tanti capiranno, è molto più facile parlare del ladro che entra in casa, o del pensionato o dell’extracomunitario anzichè affrontare temi epocali e vitali per il futuro di una nazione.
Il problema però, è che se non affrontiamo alla radice i temi del cambiamento climatico, della politica industriale , di come vogliamo che l’Italia sia tra 20 anni, il problema del ladro in casa o dell’extracomunitario diverranno sempre più gravi perchè ci si troverà di fronte ad un paese sempre più povero sempre meno acculturato.
Un politico ha una grande responsabilità, che è quella di formare il popolo.
Il modo con cui si usano le parole, il modo con cui si incoraggiano certi atteggiamenti sono come armi che, chi vuole governare un paese democratico, dovrebbe sempre tenere in mente.
Il problema non è quanti parlamentari abbiamo, il problema non è se un parlamentare guadagna molto, il problema vero di questa Italia è la qualità dei politici e la loro statura morale e culturale.
Avere pochi parlamentari che però non sono in grado di apportare alcun beneficio al paese non è la soluzione ai mali dell’Italia.
Se una grande azienda assumesse un cattivo manager pagandolo anche poco, probabilmente quell’azienda fallirebbe o nel giro di poco tempo si troverebbe indietro rispetto ai competitor.
Ecco, chi vuole essere classe dirigente ha diritto ad una paga giusta ma , e sottolineo ma, deve dimostrare le proprie competenze, deve dimostrare di avere una visione del futuro.
Deve dimostrare di saper affrontare realmente, seriamente e razionalmente quelle che sono le sfide enormi che ci aspettano.
Il caso Ilva, invece , è la sintesi chiara delle capacità di chi ci governa e chi ci ha governato negli ultimi anni.
Si è lasciato incancrenire un problema senza pensare a nessuna soluzione.
Ora, è notizia di poche ore fa, il presidente del consiglio chiede idee ai ministri.
Forse il presidente del consiglio ed i ministri avrebbero dovuto capire la gravità della situazione già mesi prima ed approntare un piano B.
Ormai ci siamo ridotti a chiedere idee anche ai passanti e magari ai bambini a scuola.
Solo la cultura e l’impegno potranno salvarci da questo degrado sempre più profondo.
