Un popolare sito rilancia un inchiesta che accusa la Novamont per la tassa sui sacchetti biodegradabili in vigore dal 1 gennaio 2018.

“A chi giova la tassa sui sacchetti di plastica per frutta e verdura?”

Il motivo dell’introduzione della norma dovrebbe essrere quello di scoraggiare il consumo eccessivo di plastica.

Nell’articolo ci si chiede a chi possa giovare la tassa sui sacchetti biodegradabili per la frutta e la verdura, che tanto sta facendo discutere i consumatori. Si arriva all’azienda novarese in pochi passaggi, partendo dal “meccanismo cervellotico” che sta alla base dell’introduzione della tassa.

E’ vietato riciclare i sacchetti e non si possono portare da casa

“Se non posso portarmeli da casa – si legge – e non ho altre alternative che usare quelli forniti dal supermercato, il disincentivo del pagamento, obbligatorio per legge, non può scoraggiare il consumo. I dirigenti di alcune catene di supermercati, sentiti dal Giornale, confermano i dubbi sul meccanismo cervellotico e sugli effetti perversi. E allora, chi ci guadagna?”

“Gli unici ad applaudire pubblicamente la norma sono i vertici di Assobioplastiche, il cui presidente, Marco Versari, è stato portavoce del maggiore player del settore, la Novamont”. Spiega Marino, che continua spiegando che la Novamont è “già nota per aver inventato i sacchetti di MaterBi, il materiale biodegradabile a base di mais. E infatti l’ azienda di Novara sul suo sito, senza ironia, pubblica un sondaggio secondo cui i consumatori italiani sarebbero in maggioranza contenti di pagare”.

La legge, nata da un emendamento della deputata Pd Stella Bianchi (e sostenuta da tutti i dem) al Dl Mezzogiorno del 3 agosto 2017 (primo sospetto: in pieno clima di ferie e soprattutto in una legge che c’entra poco o nulla con la questione).

L’ad della Novamont è Catia Bastioli, manager che nel 2011 ha partecipato come oratore alla seconda edizione della Leopolda renziana. Nel 2014, sempre da amministratore delegato di Novamont, la Bastioli viene nominata presidente di Terna, colosso che gestisce le reti dell’energia elettrica del Paese. “Con i buoni uffici del Giglio magico”, suggerisce il Giornale. La Novamont è l’unica azienda italiana a produrre il materiale per i sacchetti bio e detiene l’80% del mercato nazionale: i sacchetti, che saranno venduti inizialmente a 2 centesimi l’uno, garantiscono un giro di affari da 400 milioni di euro l’anno. Non male. D’altronde, “occorre fare ulteriori sforzi per valorizzare questa eccellenza italiana”. Chi l’ha detto? Renzi, che lo scorso 15 novembre ha fatto tappa con il suo treno elettorale proprio alla Novamont.

Cosa possiamo fare noi cittadini?

Beh, potremmo pesare tutta la frutta che prendiamo singolarmente, senza usare i sacchetti.

E’ vietato?

Anche per un caschetto di banane, staccatele e pesatele una ad una attaccando lo scontrino su ognuna.

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