Puntata 1 — La Partenza: Il Viaggio che Ricomincia
La storia di questo viaggio in Spagna nel 2024 non comincia su una mappa, né davanti a una valigia aperta. Comincia nel silenzio lasciato da Lolly, la cagnolina che per anni ha trasformato ogni strada d’Europa in un’avventura condivisa. Il 12 agosto 2024 non è solo una data: è una soglia emotiva. È il giorno in cui si decide di partire nonostante il dolore, o forse proprio per imparare a respirare di nuovo.
La decisione: un viaggio per lei
Gli ultimi giorni di luglio scorrono lenti, quasi sospesi. La voglia di partire sembra svanita, come se il mondo avesse perso colore. Eppure, proprio in quel vuoto, nasce un’idea: viaggiare verso luoghi che sarebbero piaciuti a Lolly.
Aria fresca anche in piena estate. Spiagge libere e infinite. Cielo azzurro che non finisce mai. E soprattutto il profumo dell’oceano, quello che lei amava più di tutto.
È così che il viaggio prende forma: non come fuga, ma come dedica.
Civitavecchia: il porto delle partenze
Il 12 agosto, Civitavecchia è un mosaico di rumori e luci. Il porto brulica di vita: famiglie con trolley, coppie che si scambiano sorrisi, camion che caricano merci, e soprattutto le navi da crociera, giganti bianchi pronti a solcare il Mediterraneo.
L’attesa è lunga, ma non pesa. C’è qualcosa di ipnotico nel guardare il mare mentre il sole cala, nel sentire il vento che porta odore di sale e di partenze.
Quando finalmente si imbarcherà l’auto, la nave sembra inghiottire tutto: persone, veicoli, emozioni. La partenza è in serata, e il mare di notte ha un fascino antico, quasi mitologico.
La notte in navigazione
La cabina vibra leggermente, i motori ronzano come un respiro profondo. Dormire non è semplice: il frastuono è costante, un promemoria che si è davvero in viaggio. Ma c’è anche qualcosa di rassicurante in quel rumore: è il suono del movimento, del cambiamento.
Fuori, il mare è un velluto nero. Ogni tanto, una luce lontana: un’altra nave, un porto, un punto sulla costa. E in quel silenzio, Lolly sembra più vicina che mai.
Sardegna: la prima alba del viaggio
La mattina seguente, la nave attracca in Sardegna. La costa appare come un dipinto: rocce dorate, acqua trasparente, profumo di macchia mediterranea.
Una breve sosta, giusto il tempo di respirare quell’aria che sa di mirto e vento. Poi si riparte: la nave lascia il porto e punta verso ovest, verso la Spagna.
Attraversando il Mediterraneo
Il Mediterraneo in agosto è un mare vivo. Blu intenso, quasi elettrico. Onde che si increspano come seta. È un mare che ha visto fenici, romani, mercanti, esploratori: un mare che racconta storie.
Durante la traversata, il tempo sembra dilatarsi. Si legge, si osserva, si pensa. E si immagina la costa spagnola che si avvicina lentamente, ora dopo ora.
🇪🇸 Arrivo in Spagna: il primo abbraccio
Nel tardo pomeriggio, la nave finalmente attracca. L’aria è diversa: più calda, più profumata, più vibrante. La luce spagnola ha un modo tutto suo di avvolgere le cose, come se ogni colore fosse più saturo.
Le pratiche di sbarco scorrono veloci. Poi, finalmente, la strada: la prima vera strada spagnola del viaggio.
Barcellona è vicina, ma non è ancora il momento di esplorarla. La meta è un albergo appena fuori città, un rifugio tranquillo dove riposare e prepararsi.
La prima notte in Spagna
L’albergo è semplice, silenzioso, accogliente. Una stanza che profuma di pulito, una finestra che lascia entrare la brezza serale. La stanchezza è tanta, ma è una stanchezza buona: quella che arriva dopo un viaggio lungo, dopo un passaggio, dopo una decisione importante.
Si chiude la porta. Si appoggiano le valigie. Si respira profondamente.
La nuova avventura sta per cominciare.
Puntata 2 — Logroño: Il Primo Abbraccio della Spagna
La Spagna ci accoglie con una luce diversa. È un chiarore caldo, morbido, che sembra dire benvenuti, siete arrivati dove dovevate essere. La prima tappa del viaggio è Logroño, capitale della regione de La Rioja, terra di vini leggendari, di pellegrini, di storie antiche che si intrecciano con il presente.
Logroño e il Cammino: i primi segnali del viaggio interiore
Appena arrivati, qualcosa cambia. Le strade mostrano i primi cartelli del Cammino di Santiago, la famosa conchiglia dorata che guida i pellegrini da secoli. Si vedono zaini grandi, cappelli consumati dal sole, passi lenti ma determinati.
Logroño è una delle tappe più amate del Cammino Francese, e non è un caso: qui il pellegrino trova riposo, buon cibo, vino eccellente e una città che sembra fatta apposta per essere attraversata con calma.
Posati i bagagli, verso il centro
L’albergo è solo un punto di appoggio: la vera vita è fuori. Ci dirigiamo verso il centro, dove Logroño mostra il suo volto più autentico.
Le strade sono pulite, ordinate, vive. La gente sorride, parla con un tono pacato, rilassato. La Spagna ci dà il benvenuto con un’energia nuova, diversa da quella mediterranea: più tranquilla, più profonda, più… riojana.
La chiesa di Santa María de la Redonda: storia scolpita nella pietra
La prima visita è alla Concatedral de Santa María de la Redonda, simbolo della città. Le sue due torri gemelle, chiamate las gemelas, svettano come due candele accese nel cielo.
- Le origini risalgono al XII secolo, quando qui sorgeva una piccola chiesa romanica.
- Nel corso dei secoli, la struttura è stata ampliata fino a diventare un capolavoro barocco.
- All’interno si conserva un’opera attribuita a Michelangelo, un Cristo crocifisso che attira pellegrini e curiosi da tutto il mondo.
La chiesa è fresca, silenziosa, avvolgente. Un luogo perfetto per fermarsi un momento, respirare, pensare.
Passeggiando sui ponti: il respiro dell’Ebro
Usciti dalla chiesa, la città ci invita verso il fiume. Il Puente de Piedra, il ponte di pietra del XV secolo, è uno dei simboli del Cammino: attraversarlo significa entrare ufficialmente nella città come pellegrini.
Il fiume Ebro scorre lento, ampio, con quella calma tipica dei grandi fiumi europei. Le sue acque hanno visto mercanti medievali, eserciti, viaggiatori, e oggi vedono noi, in un agosto che profuma di avventura.
Casa de las Ciencias: dove la curiosità diventa gioco
Proseguendo lungo il fiume, appare la Casa de las Ciencias, un museo interattivo dedicato alla divulgazione scientifica. È ospitato in un edificio storico del XIX secolo, un tempo sede della dogana fluviale.
All’interno:
- mostre interattive,
- esperimenti,
- installazioni per bambini e adulti,
- un giardino botanico che racconta la flora della regione.
È un luogo che sorprende, che invita a toccare, provare, capire. Perfetto per chi ama imparare viaggiando.
La Rioja: terra di vino e meraviglia
Logroño è il cuore pulsante della La Rioja, una delle regioni vinicole più famose al mondo. Qui il vino non è solo un prodotto: è cultura, identità, storia.
Curiosità
- La Rioja produce oltre 300 milioni di litri di vino all’anno.
- Le sue cantine, chiamate bodegas, sono spesso opere d’arte architettonica.
- Il vino più celebre è il Rioja Crianza, affinato almeno due anni, uno dei quali in botte.
Non è un caso che la gente qui sia così accogliente: il vino crea convivialità, unisce, scioglie le distanze.
Cena nel centro: il primo assaggio di Spagna
La sera, le vie del centro si trasformano. Le luci calde, i tavolini all’aperto, le risate che si mescolano al profumo di tapas.
Ci fermiamo in uno dei localini della Calle Laurel, la via più famosa per mangiare a Logroño. Qui ogni bar ha la sua specialità:
- champis (funghi alla piastra),
- patatas bravas,
- pinchos di ogni tipo,
- e naturalmente un bicchiere di Rioja.
La cena è semplice, autentica, perfetta. È il primo vero contatto con la Spagna del viaggio: una Spagna sorridente, conviviale, piena di vita.
Il viaggio promette sorprese
Logroño è solo l’inizio, ma già racconta molto: una terra che accoglie, una cultura che abbraccia, una strada che invita a proseguire.
La Spagna ci ha aperto la porta. Ora sta a noi attraversarla.
Puntata 3 — Burgos, León e Ponferrada: La Spagna che Profuma di Medioevo
Il viaggio prosegue verso ovest, attraversando una Spagna che cambia volto chilometro dopo chilometro. Dopo la dolcezza di La Rioja, la strada ci porta verso Burgos, nella comunità autonoma di Castiglia e León, una terra che sembra uscita da un romanzo cavalleresco: antica, severa, elegante, scolpita dal vento e dalla storia.
Burgos: la porta medievale della Castiglia
Burgos appare come una città che custodisce il proprio passato con fierezza. La sua Puerta de Santa María, l’ingresso monumentale alla città antica, è un arco trionfale che sembra dire: qui inizia la Castiglia, qui inizia la storia.
Fondata nel 884 d.C. dal conte Diego Rodríguez Porcelos, Burgos divenne presto un baluardo cristiano durante la Reconquista. Nel Medioevo fu capitale del regno di Castiglia e patria del leggendario Cid Campeador, eroe epico che ancora oggi aleggia nelle piazze e nelle statue della città.
Passeggiare nei suoi giardini, lungo il fiume Arlanzón, è come entrare in un dipinto romantico: alberi alti, ponti eleganti, silenzi che raccontano secoli.
Verso León: la cattedrale che sembra fatta di luce
La strada prosegue verso León, una città che incanta già da lontano. Qui il gotico non è solo architettura: è poesia scolpita nella pietra.
La Catedral de León
Costruita tra il XIII e il XIV secolo, è considerata una delle cattedrali gotiche più pure d’Europa. Le sue vetrate — oltre 1.800 metri quadrati — trasformano la luce in colore, come se il sole dipingesse storie sulle pareti.
Si racconta che la cattedrale sorga sopra un antico accampamento romano, poi trasformato in palazzo reale. Le fondamenta, fragili e instabili, costrinsero gli architetti medievali a creare una struttura leggera, quasi eterea. È per questo che la cattedrale sembra una scultura di vetro: un miracolo di equilibrio, una preghiera fatta di luce.
Le stradine attorno alla cattedrale sono un labirinto di locali, taverne, profumi di tapas e vino. León è viva, giovane, vibrante: una città che unisce sacro e profano con naturalezza.
Ponferrada: il castello dei Templari
Arriviamo a Ponferrada nel tardo pomeriggio, quando il sole inizia a scendere e la luce diventa dorata. Non c’è tempo da perdere: il Castillo de los Templarios ci aspetta.
Il castello templare
Costruito tra il XII e il XIV secolo, fu una delle sedi principali dell’Ordine del Tempio lungo il Cammino di Santiago. Le sue mura possenti, le torri, i camminamenti sembrano ancora abitati da cavalieri silenziosi, da segreti, da rituali perduti.
Camminare tra quelle pietre significa ascoltare una storia che non è scritta nei libri: una storia che si sente sotto le dita, che vibra nell’aria, che parla di fede, battaglie, misteri.
È un luogo che emoziona, che avvolge, che lascia senza parole.
La sera scorre tranquilla: un giro tra i localini, una cena veloce, la sensazione di essere in un punto del mondo dove il tempo ha deciso di rallentare.
Al mattino si riparte: la chiamata della Galizia
L’alba porta con sé una nuova energia. Troppe cose ci aspettano, troppe emozioni ancora da vivere. La strada punta verso una regione che ha un’anima tutta sua: la Galizia.
Donón, Cangas: dove il vento racconta storie antiche
Arriviamo a Donón, nel comune di Cangas, un promontorio che sembra sospeso tra cielo e oceano. Qui la Spagna cambia completamente: diventa verde, umida, selvaggia, misteriosa.
Cenno storico sulla Galizia
La Galizia è una terra antica, abitata fin dall’età del bronzo e profondamente segnata dalla cultura celta. I suoi abitanti, i gallegos, sono noti per il carattere introverso ma gentile, per la loro ironia sottile, per la capacità di vivere in armonia con un clima spesso piovoso, ventoso, imprevedibile.
Qui il mare non è solo mare: è presenza, è voce, è identità.
Il promontorio di Donón: un balcone sull’oceano
Il vento soffia forte, porta odore di sale e libertà. L’oceano Atlantico si apre davanti a noi come un immenso tappeto blu, vivo, pulsante.
Una cerveza fredda in mano, il sole che scende lentamente, la gente che si raduna per assistere al tramonto: è un rito, un momento sacro, un appuntamento con la natura.
Il cielo si tinge di arancio, rosa, viola. Ogni istante è diverso dal precedente. Ogni colore sembra dipinto per chi è lì, in quel preciso momento.
Puntata 4 — Galizia: Sentieri, Oceano e Meraviglia
La Galizia ci accoglie con un respiro diverso. È un vento che parla, un oceano che non si limita a mostrarsi ma entra dentro, un paesaggio che sembra scolpito per emozionare. E mentre percorriamo questi luoghi, il pensiero corre sempre a Lolly: a quanto avrebbe amato correre tra questi sentieri, annusare l’aria salmastra, scrutare l’orizzonte come faceva lei.
Il sentiero del promontorio: dal Faro de Punta Subrido a Praia de Melide
La mattina è fresca, il cielo terso. Il sentiero scende dal Faro de Punta Subrido, un faro bianco che domina l’oceano come un guardiano antico. La discesa è dolce, circondata da rocce scolpite dal vento e da arbusti che profumano di mare.
Arriviamo alla Praia de Melide, una spiaggia selvaggia, quasi primordiale: sabbia chiara, onde che si infrangono con forza, un silenzio che non è silenzio ma voce dell’oceano.
Risalendo verso il Faro de Punta Robaleira, il faro rosso, il cuore si stringe. La bellezza amplifica l’assenza: ogni profumo, ogni scorcio, ogni soffio di vento sembra chiamare Lolly. Immaginiamo il suo entusiasmo, la sua corsa, il suo modo di guardare il mare come se fosse un amico.
Il tramonto galiziano: colori che non si dimenticano
La sera, il promontorio si riempie di persone che attendono il tramonto come si attende un rito. La luce scende lenta, si tinge di arancio, poi di rosa, poi di viola. Sono sfumature rare, quelle che si vedono poche volte nella vita.
La Galizia ci sta regalando emozioni che non si possono raccontare: si possono solo vivere.
Verso Vigo: il traghetto per le Isole Cíes
La mattina seguente sveglia presto. Ci dirigiamo a Vigo, città portuale vivace, per prendere il traghetto verso le Isole Cíes, uno dei luoghi più incredibili dell’intera Spagna.
Durante la breve traversata, il mare è di un blu intenso, quasi ipnotico. E all’improvviso, come un regalo, compaiono i delfini: saltano, giocano, accompagnano la nave come se volessero darci il benvenuto.
Le Isole Cíes: il paradiso dell’Atlantico
Le Isole Cíes fanno parte del Parque Nacional Marítimo-Terrestre das Illas Atlánticas, un’area protetta che custodisce uno degli ecosistemi più preziosi della Spagna.
- Abitate fin dall’antichità da popolazioni celtiche e pescatori.
- Frequentate dai romani, che le chiamavano Illas dos Deuses — le isole degli dei.
- Nel Medioevo furono rifugio di pirati e corsari.
- Dal 2002 sono parte del parco naturale, con accessi limitati per preservarne la bellezza.
Il parco naturale
- Acque trasparenti che ricordano i Caraibi.
- Sentieri che attraversano boschi di pino e eucalipto.
- Scogliere che precipitano nell’oceano.
- Una biodiversità unica, con oltre 200 specie di uccelli.
Camminare nelle Cíes: stupore ad ogni passo
Camminiamo per chilometri. La stanchezza svanisce, sostituita dallo stupore. Ogni angolo è una scoperta: una spiaggia nascosta, un punto panoramico, un tratto di bosco che profuma di resina e mare.
La natura qui rapisce. Ti senti piccolo, ma parte di qualcosa di immenso. Ogni attimo è prezioso, ogni respiro è pieno.
Il ritorno: il tramonto sul promontorio
La sera rientriamo sul nostro promontorio. Il vento è fresco, l’aria frizzantina. Una cerveza fredda in mano, il profumo del cibo che si mescola a quello del mare, la luce del tramonto che avvolge tutto.
Sono momenti che vorresti durassero a lungo. Momenti che fanno capire perché si viaggia: per sentirsi vivi, per sentire, per ricordare
Puntata 5 — Santiago de Compostela e Capo Finisterre: Dove Finisce la Terra e Inizia l’Emozione
La mattina lasciamo il promontorio galiziano con un nodo alla gola. È uno di quei luoghi che ti entra dentro, che ti cambia, che ti ricorda quanto il mondo possa essere immenso e delicato allo stesso tempo. Ma la tappa che ci aspetta è speciale, forse la più speciale di tutte: Santiago de Compostela.
Verso Santiago: il sogno che non avevamo mai potuto realizzare
Tante volte avevamo immaginato di percorrere il Cammino di Santiago. Prima il tempo, poi l’età di Lolly, avevano sempre rimandato quel sogno. Eppure, in questo viaggio, volevamo che lei potesse “arrivare” con noi, anche solo nel cuore, anche solo nel ricordo.
Arrivare a Santiago non è un gesto turistico: è un atto emotivo, un abbraccio collettivo, un traguardo che ognuno vive in modo diverso.
L’arrivo nella piazza: un’emozione che non si spiega
Entriamo nella Praza do Obradoiro, la piazza più iconica della città. Il suono delle cornamuse di artisti di strada riempie l’aria, creando un’atmosfera mistica, quasi sospesa. La cattedrale domina tutto: imponente, antica, luminosa.
- La tradizione narra che qui siano custodite le reliquie dell’apostolo San Giacomo, scoperte nel IX secolo.
- Da quel momento, Santiago divenne uno dei tre grandi pellegrinaggi della cristianità, insieme a Roma e Gerusalemme.
- Il Cammino, nel Medioevo, era percorso da migliaia di persone ogni anno, nonostante malattie, briganti, fame e pericoli.
Oggi, secondo i dati dell’Oficina del Peregrino, oltre 440.000 pellegrini all’anno arrivano a Santiago (dato 2023, uno dei più alti di sempre). Una moltitudine di storie, di motivazioni, di speranze.
La piazza: dove l’umanità si mostra nella sua forma più pura
In piazza si vede tutto:
- persone che crollano stremate dopo centinaia di chilometri,
- persone con problemi di salute che hanno camminato comunque,
- giovani che ridono e piangono insieme,
- anziani che stringono la Compostela come fosse un tesoro.
Le lacrime scorrono senza vergogna. C’è chi piange per la fatica, chi per la gioia, chi per un dolore che ha camminato con lui per giorni. E quando ci si siede accanto agli altri, si capisce una cosa semplice e gigantesca: qui non esistono differenze.
Non importa la lingua, il colore della pelle, la religione, il passato. L’umanità non si divide in razze, ma in buoni e cattivi. E qui, in questa piazza, tra questi giovani e meno giovani, si respira solo l’umanità buona: quella che resiste, che si rialza, che cammina nonostante tutto.
Entriamo in cattedrale: il luogo che sognavamo da anni
Superiamo i controlli di sicurezza e varchiamo la soglia della Catedral de Santiago. È maestosa, immensa, dorata. Ogni colonna, ogni arco, ogni statua sembra raccontare una storia antica.
E mentre camminiamo nella penombra, con il cuore pieno, sentiamo che Lolly è con noi. Che questo arrivo è anche il suo. Che questo sogno, finalmente, è stato realizzato.
Lasciamo Santiago: il cuore pieno, la strada ancora lunga
Nel pomeriggio ripartiamo, con la piazza ancora negli occhi e il suono delle cornamuse nelle orecchie. La prossima tappa è un luogo mitico, quasi leggendario: Capo Finisterre, o in galiziano Cabo Fisterra.
Capo Finisterre: dove finiva la terra per gli antichi
La strada corre verso la costa della morte, la Costa da Morte, chiamata così per le numerose tragedie avvenute nei secoli: tempeste improvvise, scogli affilati, naufragi, battaglie navali.
- Per i romani, Finisterre era Finis Terrae, la fine del mondo conosciuto.
- Qui si credeva che il sole morisse ogni sera, inghiottito dall’oceano.
- Nel Medioevo, molti pellegrini proseguivano il cammino fino a questo punto per bruciare gli abiti usati durante il pellegrinaggio, simbolo di rinascita.
Oggi, Finisterre è un luogo di pellegrinaggio laico, spirituale, emotivo.
Il tramonto: un rito collettivo
Ci fermiamo sulle rocce, insieme a centinaia di persone. Ognuno sceglie un punto, un angolo, un frammento di mondo da cui guardare il sole scendere.
Il cielo si accende: arancio, rosso, viola, oro. Le navi all’orizzonte sembrano puntini che svaniscono nel nulla. Molti sono pellegrini che hanno appena concluso il cammino: si abbracciano, piangono, sorridono, tacciono.
È un momento che non si dimentica. Un momento che ti entra dentro e resta lì, per sempre.
La sera: una cena semplice, un cuore pieno
Dopo il tramonto, ci avviamo verso il paese. Una cena veloce, un bicchiere di vino, il vento dell’oceano che continua a soffiare. Poi rientriamo in albergo, con la sensazione di aver vissuto qualcosa di grande, di vero, di irripetibile.
Puntata 6 — Muxía, A Coruña, Cabo Ortegal e Playa de las Catedrales: La Galizia che Scolpisce l’Anima
La mattina ripartiamo, lasciando alle spalle il promontorio che ci aveva regalato tramonti indimenticabili. La Galizia ci chiama ancora, con la sua voce antica, con il vento che sembra raccontare storie. E noi rispondiamo, portando con noi Lolly: in ogni luogo lasciamo un segno, una pietra, una foto. È il nostro modo di sentirla accanto, di farle vivere il viaggio che avrebbe amato.
Verso Muxía: spiagge che sembrano dipinte
La strada verso Muxía è un susseguirsi di meraviglie. Ci fermiamo alla Praia de Mexadoira, una distesa di sabbia chiara incorniciata da rocce maestose che sembrano scolpite da giganti. Il vento soffia forte, l’oceano ruggisce, la natura domina.
Proseguiamo verso Playa de Lires, un luogo che profuma di quiete e libertà. Ogni spiaggia è diversa, ogni angolo è un invito a fermarsi, respirare, ascoltare.
Muxía: dove la leggenda incontra il mare
Muxía è un luogo che non si dimentica. È una delle mete finali del Cammino di Santiago, insieme a Finisterre, e porta con sé un’aura mistica.
Secondo la tradizione, qui approdò la Vergine Maria per incoraggiare San Giacomo durante la sua predicazione. Per questo, Muxía è considerata un luogo sacro, un punto di incontro tra fede e natura.
La Igrexa da Virxe da Barca, la chiesa sul promontorio, è un simbolo potente: bianca, solitaria, affacciata sull’oceano. Accanto, le Piedras Santas, enormi rocce levigate dal vento e dalle onde, portano i segni del passaggio dei pellegrini: croci, incisioni, piccoli oggetti lasciati come voto.
Noi lasciamo una pietra per Lolly. Un gesto semplice, ma che ci scalda il cuore.
Praia de Traba: la natura allo stato puro
Ci dirigiamo poi alla Praia de Traba, una delle spiagge più selvagge della Galizia. Un ecosistema straordinario: dune, lagune, uccelli marini, vento che non smette mai di soffiare.
Qui il tempo sembra fermarsi. Ci sdraiamo sulla sabbia, ci lasciamo cullare dal sole e dal rumore dell’oceano. È un luogo che guarisce, che ricarica, che avvolge.
A Coruña: la città che vive
La sera arriviamo ad A Coruña, dove dormiremo. La città è viva, luminosa, piena di energia.
Visitiamo il parco da cui si erge la Torre di Ercole, il faro romano più antico del mondo ancora in funzione.
- Costruita nel I secolo d.C., probabilmente sotto Traiano.
- È l’unico faro romano ancora operativo.
- La leggenda narra che Ercole uccise qui il gigante Gerione e costruì la torre sopra la sua testa sepolta.
Camminiamo lungo i vialoni sul mare, tra negozi, locali, profumi di pesce e risate. A Coruña è una città che respira, che vive, che accoglie.
Faro do Cabo Ortegal: dove nasce l’infinito
Il giorno dopo ripartiamo verso Faro do Cabo Ortegal, uno dei luoghi più incredibili della Galizia. Qui l’orizzonte non è una linea: è un abisso di luce, colore, vento.
Colpisce tutto:
- il rumore dell’oceano che si infrange sulle scogliere,
- il vento che sembra voler sollevare il mondo,
- la sensazione di essere minuscoli davanti alla maestosità della natura.
Da quassù si capisce davvero cosa significa la parola INFINITO.
Playa de las Catedrales: la cattedrale scolpita dal mare
Proseguiamo verso uno dei luoghi più famosi della Galizia: Playa de las Catedrales, prenotazione già fatta.
È una spiaggia unica al mondo, dove l’oceano ha scolpito archi, colonne, volte naturali che ricordano una cattedrale gotica. Con la bassa marea si può camminare tra queste strutture, entrare nelle “navate”, toccare le pareti levigate dal vento e dall’acqua. Con l’alta marea tutto scompare, sommerso, come un segreto che il mare custodisce.
Arriviamo nel pomeriggio e il luogo non è troppo affollato. Camminiamo, osserviamo, ci perdiamo tra le rocce. È impossibile non restare incantati: ogni arco è una porta verso un mondo diverso, ogni ombra è un racconto.
Decidiamo di tornare all’alba, quando la spiaggia è quasi deserta.
Faro de Isla Pancha: il tramonto che accarezza l’anima
La sera ci spostiamo al Faro de Isla Pancha, un faro blu e bianco su un isolotto collegato alla terraferma. Sorseggiamo una birra mentre il sole scende lento, tingendo il cielo di rosa e arancio.
È un momento perfetto. Silenzio, vento, oceano, luce.
L’alba a Playa de las Catedrales: una fiaba di pietra e nebbia
La mattina presto torniamo alla spiaggia. Pochissime persone. Una leggera nebbia avvolge le falesie, che si stagliano verso il mare come giganti immobili.
Le rocce hanno mille sfumature: grigio, ocra, nero, verde muschio. Camminiamo tra gli archi, tra i pilastri naturali, tra le “navate” scolpite dal tempo.
Sembra una fiaba. Sembra un luogo fuori dal mondo. Sembra che i giganti di pietra ci osservino mentre passeggiamo ai loro piedi.
E noi, piccoli, grati, felici, viviamo ogni istante.
Puntata 7 — Asturias, Cantabria e l’Oceano del Nord: Il Viaggio che Profuma di Libertà
La mattina ripartiamo, lasciando la Galizia con la sensazione di aver vissuto qualcosa di irripetibile. La strada ora punta verso est, verso le Asturias, una regione che cambia ancora una volta il volto della Spagna: più verde, più ruvida, più romantica. E noi, come sempre, portiamo Lolly con noi. In ogni luogo lasciamo un segno: una pietra, una foto, un pensiero. È il nostro modo di farle vivere questo viaggio, di sentirla accanto mentre scopriamo il mondo.
Puerto de Vega: il romanticismo della costa asturiana
Il Puerto de Vega ci accoglie con un’atmosfera che sembra uscita da un romanzo. È un piccolo porto di pescatori, ma racchiude tutta l’essenza della costa asturiana occidentale: malinconica, poetica, autentica.
I pescatori sono in piena attività: scaricano il pescato dalle barche, sistemano le reti, parlano tra loro con quella calma che solo chi vive in simbiosi con il mare possiede. Il porto profuma di sale, di legno, di vita vera. Non è difficile capire perché questo luogo sia stato fonte d’ispirazione per artisti, poeti e pittori: ha un’anima che si sente subito.
Mirador del Espíritu Santo: il vento che racconta
Proseguiamo verso il Mirador del Espíritu Santo, a Barco. Un promontorio che domina l’oceano Cantabrico, dove il vento soffia forte e sembra voler raccontare storie antiche.
Qui il mare non è solo mare: è movimento, è potenza, è respiro. Ci fermiamo qualche minuto, lasciando che l’aria ci avvolga. È uno di quei luoghi che ti fanno capire quanto siamo piccoli davanti alla natura.
Cabo Peñas: il punto più a nord delle Asturie
La tappa successiva è il Faro di Cabo Peñas, il punto più a nord delle Asturie. Un luogo che definire “panoramico” è riduttivo: qui l’orizzonte sembra infinito, il mare è un tappeto blu che si perde nel cielo.
Il faro è imponente, ma il vero spettacolo è il sentiero che parte verso ovest. Lo percorriamo: un paio di chilometri senza difficoltà, ma ricchi di scorci che tolgono il fiato. Le scogliere (los acantilados) cadono a picco sull’oceano, creando un contrasto di colori e forme che resta negli occhi.
È uno di quei luoghi che ti fanno venire voglia di restare, di sederti, di guardare il mare per ore.
Gijón: la città che vive sul mare
Ripartiamo verso Gijón, città vivace e moderna. Facciamo una breve passeggiata sul lungomare: la spiaggia è piena di bagnanti, famiglie, ragazzi che giocano, surfisti che aspettano l’onda giusta.
Gijón è una città che vive, che respira, che si muove. Ma la nostra meta è ancora più a est: Castro Urdiales, in Cantabria.
Castro Urdiales: il fascino del borgo marinaro romano
Arriviamo nel tardo pomeriggio a Castro Urdiales, conosciuta nell’antichità come Flavióbriga, un insediamento romano fondato nel I secolo d.C.
- Fondata dai romani come porto strategico sulla costa cantabrica.
- Il nome Flavióbriga deriva dalla dinastia Flavia, a cui apparteneva l’imperatore Vespasiano.
- Nel Medioevo divenne un importante porto di pesca e commercio.
- Oggi conserva il fascino del borgo marinaro tradizionale, con case colorate e vicoli stretti.
Le spiagge di Urdiales, El Fraile e Brazomar hanno trasformato la città in una meta turistica ambita, ma Castro Urdiales non ha perso la sua anima: è ancora un luogo autentico, dove il mare è protagonista.
Puntata 8 — Bilbao, Biscaglia e la Settimana Grande: L’Oceano, l’Arte e la Festa
Il mattino successivo ripartiamo, lasciando Castro Urdiales con il profumo del mare ancora addosso. La strada punta verso Bilbao, ma prima ci attende una costa che sembra scolpita dal vento e dalla storia: il Golfo di Biscaglia.
Playa de la Arena: il respiro del Golfo di Biscaglia
La prima sosta è alla Playa de la Arena, una spiaggia ampia, dorata, dove l’oceano Cantabrico mostra tutta la sua forza.
Il Golfo di Biscaglia è un tratto di mare che separa la Spagna settentrionale dalla costa occidentale francese. È noto per:
- tempeste improvvise,
- acque profonde,
- una biodiversità straordinaria,
- una storia di navigazioni, commerci e naufragi.
Per secoli è stato un punto strategico per pescatori, mercanti e marinai. Oggi è un luogo che incanta: onde lunghe, vento costante, profumo di oceano.
La Playa de la Arena è perfetta per una sosta: il mare ruggisce, i surfisti aspettano l’onda giusta, la sabbia è calda sotto i piedi.
Il Ponte di Biscaglia: un gigante di ferro sospeso sul mare
Scendendo verso Bilbao, la prima tappa è il Ponte di Biscaglia, o Puente Colgante, un capolavoro di ingegneria.
- È il primo ponte al mondo progettato per trasportare persone e veicoli tramite una navetta sospesa.
- Costruito nel 1893, è un simbolo dell’industrializzazione basca.
- È alto oltre 60 metri, e attraversarlo a piedi è un’esperienza che non si dimentica.
Saliamo con l’ascensore fino alla passerella superiore. Il vento soffia forte, il mare brilla sotto di noi, le barche sembrano giocattoli. Attraversare quel braccio di mare sospesi nel vuoto è emozionante, quasi liberatorio.
Chi non vuole camminare può usare la navetta sospesa: un piccolo miracolo di ferro e cavi d’acciaio che trasporta auto, moto e persone da una sponda all’altra.
Dall’altra parte passeggiamo lungo Las Arenas Beach, una spiaggia elegante, ordinata, con famiglie e bambini che giocano.
Bilbao: l’ingegno umano che diventa bellezza
Ripartiamo e arriviamo finalmente al centro di Bilbao. La prima tappa è quella che aspettavo da anni: il Guggenheim Museum.
Il Guggenheim: un sogno che si realizza
Ho visto il Guggenheim di New York prima che quello di Bilbao venisse costruito. Per anni ho immaginato questo momento, e ora eccolo qui: una struttura che sembra viva, fatta di curve, riflessi, titanio, luce.
Il Guggenheim di Bilbao non è solo un museo: è un atto d’amore verso l’arte e l’ingegno umano.
Le forme, i materiali, la maestosità… tutto esalta ciò che l’uomo può creare quando decide di costruire bellezza. E la bellezza, davvero, può salvare il mondo.
Non entro nel dettaglio delle opere: online si trovano spiegazioni eccellenti. Ma dico una cosa semplice: vale un viaggio. Vale una vacanza intera. Vale il tempo, l’attesa, la curiosità.
La Settimana Grande: Bilbao in festa
Girando per il centro, notiamo preparativi ovunque. Con nostra sorpresa, ci accorgiamo di essere capitati qui durante Aste Nagusia, la Settimana Grande, la festa dell’Assunzione.
La città esplode di vita:
- concerti,
- spettacoli,
- teatro,
- fuochi d’artificio,
- attività per bambini,
- musica ovunque.
Le piazze Nueva, Bizkaia, Unamuno ed Encarnación sono piene di gente. Il molo di Uribitarte e l’Arenal ospitano eventi continui.
La sera è un vortice di emozioni: giovani che ballano, famiglie che passeggiano, anziani che ridono, bambini che giocano. Bilbao diventa un fiume di energia, un luogo dove la vita scorre forte.
Zubizuri: il ponte che sembra una scultura
La passeggiata sul Zubizuri, il ponte di Calatrava, è d’obbligo. Bianco, elegante, curvo, sembra una scultura sospesa sul fiume.
Camminarci sopra, con la città illuminata, è un momento che resta nel cuore.
Rientriamo tardi, felici
Rientriamo in albergo a tarda notte. Stanchi, ma felici. Abbiamo vissuto una festa grande, immersi tra migliaia di persone, giovani, anziani, bambini. Una città viva, dinamica, accogliente.
Puntata 9 — San Juan de Gaztelugatxe, San Sebastián e Saragozza: La Spagna che Incanta e Sorprende
La mattina ripartiamo, lasciando Bilbao con ancora negli occhi le luci della Settimana Grande. La strada corre lungo la costa basca, tra scogliere, boschi e un oceano che sembra respirare. La nostra meta è uno dei luoghi più iconici dell’intera Biscaglia: San Juan de Gaztelugatxe.
San Juan de Gaztelugatxe: il santuario sospeso tra cielo e mare
San Juan de Gaztelugatxe non è solo un luogo: è un’esperienza. Un’isola rocciosa, collegata alla terraferma da un ponte del XIV secolo, che sembra uscita da una leggenda.
- L’eremo in cima, Gaztelugatxeko Doniene, è dedicato a San Giovanni Battista.
- Le prime tracce risalgono al X secolo, ma alcune scoperte suggeriscono un’origine ancora più antica, forse del IX secolo.
- Dove oggi sorge la cappella, un tempo si trovava un castello (gaztelu in basco).
- Ogni 24 giugno, centinaia di persone partecipano al pellegrinaggio da Bermeo alla rocca.
- Il 29 agosto si celebra San Giovanni decollato.
- Il 31 dicembre si tiene una messa per chiudere l’anno.
Il percorso per arrivare all’eremo non è troppo impegnativo: una scalinata che si snoda tra curve, archi e scorci sul mare Cantabrico. Arrivati in cima, la vista è spettacolare: l’oceano si apre come un ventaglio, le onde si infrangono sulle rocce, il vento porta profumo di sale e libertà.
È uno di quei luoghi che ti fanno capire quanto la natura e la storia possano fondersi in un’unica, potente emozione.
San Sebastián: eleganza sul Golfo di Biscaglia
Terminiamo la giornata arrivando a San Sebastián, una delle città più belle della Spagna. Il lungomare è elegante, le case hanno un’architettura raffinata, il clima è piacevole.
Passeggiamo sulla spiaggia al tramonto, dopo una cena leggera. La brezza del Golfo di Biscaglia ci accarezza, le luci della città si riflettono sull’acqua, la gente passeggia serena.
San Sebastián ha un’eleganza naturale, una bellezza che non ha bisogno di esagerare.
Colazione sul mare e partenza per Saragozza
La mattina seguente facciamo colazione in riva al mare. Il profumo del caffè si mescola a quello dell’oceano. Poi ripartiamo: la strada ci porta verso l’interno, verso Saragozza, capitale dell’Aragona.
Saragozza: storia, calore e meraviglia
Arriviamo nel primo pomeriggio. Il clima è cambiato: l’oceano non influenza più la temperatura, il caldo si fa sentire. Saragozza è una città che vive sotto il sole, che respira storia e cultura.
La Basilica di Nuestra Señora del Pilar
Affacciata sul fiume Ebro, è uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti della Spagna. Barocca, imponente, con cupole colorate che brillano al sole. Secondo la tradizione, qui la Vergine Maria apparve all’apostolo Giacomo nel I secolo d.C.
L’Aljafería
Un palazzo moresco dell’XI secolo, uno dei capolavori dell’architettura mudéjar, che fonde elementi islamici e gotici. Patios, archi intrecciati, decorazioni geometriche: un luogo che sembra un sogno.
La Cattedrale del Salvatore
I lavori iniziarono nel XII secolo e proseguirono per secoli. Una fusione di stili, un racconto architettonico lungo quasi mille anni.
Camminiamo tra le vie del centro, tra piazze luminose, locali pieni di vita, profumi di cucina tradizionale.
Cena tra tacos e birra: il gusto della Spagna che vive
La sera ci fermiamo in un locale vivace. Ordiniamo tacos di diversi tipi, accompagnati da birra fresca. Il clima spagnolo ci avvolge: caldo, conviviale, allegro.
La Spagna ci sta regalando un viaggio che non è solo fatto di luoghi, ma di sensazioni. Ogni tappa è un’emozione nuova, ogni città un mondo diverso.
Puntata 10 — Montserrat, Barcellona e il Ritorno: Il Viaggio che Rimane Dentro
La mattina presto ripartiamo. L’aria è fresca, la luce ancora tenue. La strada ci porta verso Montserrat, un luogo che sembra scolpito da mani divine: montagne frastagliate, guglie che si innalzano come dita verso il cielo, un silenzio che parla.
Montserrat: la montagna sacra della Catalogna
Montserrat è un luogo che non si attraversa: si vive. Una breve sosta, giusto il tempo di respirare quell’atmosfera mistica, di osservare le rocce dalle forme impossibili, di sentire la spiritualità che avvolge tutto.
La montagna è casa della Moreneta, la Madonna nera, simbolo della Catalogna. Da secoli pellegrini, viaggiatori, curiosi salgono fin qui per cercare pace, risposte, o semplicemente bellezza.
Noi ci fermiamo un momento, guardiamo il panorama, lasciamo un pensiero per Lolly. Poi ripartiamo: la strada scende verso Barcellona, la prima tappa del viaggio che ora è diventata l’ultima.
Barcellona: il cerchio che si chiude
Arriviamo a Barcellona con un misto di nostalgia e felicità. La città ci accoglie con la sua energia, con il suo ritmo, con la sua luce.
Passeggiamo lungo La Rambla, tra artisti di strada, profumi di fiori, voci che si intrecciano. Barcellona è viva, sempre.
Raggiungiamo la Sagrada Família. Le guglie alte, le forme impossibili, la luce che filtra tra le colonne: ogni volta è un’emozione. Guardarla significa capire cosa può fare l’ingegno umano quando sogna in grande.
Paella e birra: i sapori della Catalogna
Esploriamo le stradine laterali della Rambla, quelle più intime, più autentiche. Ci fermiamo a mangiare una paella di mare: profumo di zafferano, sapore di pesce fresco, un mix inebriante che racconta la Spagna in un solo piatto.
Una birra fredda completa il momento. Semplice, perfetto.
La Spagna che ci ha conquistato
Durante questo viaggio abbiamo capito una cosa: la Spagna è accoglienza.
Spiagge libere ma pulite, attrezzate, ordinate. Strade perfette. Parcheggi spesso gratuiti. Gente sorridente, disponibile, mai invadente. Una cultura del turismo che non sfrutta, ma accoglie.
E poi la tecnologia: servizi moderni, pagamenti digitali ovunque, organizzazione impeccabile. Un paese che ha saputo modernizzarsi in pochi anni, senza perdere la propria anima.
Il porto turistico e l’imbarco: il viaggio che finisce, l’emozione che resta
Dopo un giro al porto turistico, tra barche, luci e vento, ci dirigiamo verso l’imbarco del traghetto che ci riporterà in Italia.
Il viaggio sta per finire. Ma dentro di noi qualcosa è cambiato.
Il viaggio on the road: una scuola di vita
Un viaggio on the road può essere faticoso. Non è una vacanza comoda, non è un villaggio turistico dove tutto è pronto. È strada, imprevisti, chilometri, caldo, vento, pioggia.
Ma è anche vita vera.
Girare per stradine, promontori, paesini piccoli. Incontrare persone diverse, ascoltare accenti nuovi, vedere paesaggi che non ti aspettavi. Sentire il mondo, davvero.
Queste emozioni azzerano la stanchezza. Vorresti che il viaggio non finisse mai.
Ritorni a casa più ricco: di spirito, di anima, di sentimenti, di emozioni.
Con il tempo, il viaggio on the road diventa una droga. Il pensiero di restare fermo in un solo luogo ti sta stretto. Hai bisogno di muoverti, di scoprire, di respirare il mondo.
E forse è proprio questo il senso del viaggio: non arrivare, ma sentire.
Ci sono viaggi che si fanno con le gambe. E poi ci sono viaggi che si fanno con il cuore. Questo è stato entrambi.
Abbiamo attraversato montagne che sembravano preghiere, oceani che parlavano con la voce del vento, città che brillavano come promesse, strade che non finivano mai. Abbiamo camminato tra pietre scolpite dal tempo, tra falesie che sfidano il cielo, tra spiagge che profumano di libertà. Abbiamo ascoltato il silenzio dei fari, il canto delle cornamuse, il rumore delle onde che non si stancano mai di tornare.
E in ogni luogo, in ogni passo, in ogni respiro, c’era Lolly. Non come assenza, ma come presenza sottile, come luce che accompagna, come memoria che scalda. Una pietra lasciata su un sentiero, una foto posata su una roccia, un pensiero sussurrato al mare: piccoli gesti che diventano ponti tra mondi, tra ciò che è stato e ciò che continua a essere.
Ogni tappa è stata un rito. Ogni tramonto un insegnamento. Ogni incontro un frammento di umanità che ci ha ricordato che il mondo è grande, ma il cuore può contenerlo tutto.
Abbiamo visto pellegrini piangere nella piazza di Santiago, abbiamo visto il sole morire a Finisterre come facevano gli antichi, abbiamo visto giganti di pietra vegliare sulla Playa de las Catedrales, abbiamo visto città danzare nella loro festa più grande, abbiamo visto il mare del nord ruggire come un dio antico.
Quando la vita torna alla sua routine, quando le giornate scorrono uguali, quando il mondo sembra più piccolo, basta chiudere gli occhi.
E allora ritornano: le onde dell’oceano, le guglie della Sagrada Família, il vento di Cabo Ortegal, la luce di San Sebastián, la voce dei pellegrini, il profumo della paella, il sorriso della gente, la pietra lasciata per Lolly.
E capisci che il viaggio non è un ricordo: è una promessa.
Una promessa che dice: “Tornerai. Perché il mondo è grande. E tu sei fatto per viverlo.”
